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Antichi Volumi Giapponesi in Biblioteca Nazionale!

Oggi ho partecipato ad un’uscita didattica universitaria resa possibile grazie ai professori di letteratura e filologia giapponese che si sono impegnati per richiedere alla Biblioteca Nazionale il permesso di mostrarci alcuni dei più famosi e importanti volumi dell’antichità giapponese. È stato davvero molto interessante e noi studenti abbiamo avuto modo di osservare in prima persona questi manoscritti e copie stampate appartenenti al periodo Edo, o Tokugawa (1603-1868). Siamo stati molto fortunati ad avere avuto questa possibilità poiché ottenere il permesso di consultare testi così antichi non è affatto semplice; ad esempio, in questo caso i docenti hanno cominciato a mobilitarsi a novembre per un’attività che si è svolta circa quattro mesi dopo.

Ci sono stati mostrati diversi tipi di testi e di diversi formati. Ci è stato spiegato che le caratteristiche dei vari volumi differivano a seconda del pubblico al quale erano destinati e dal loro contenuto: quelli a tema letterario riservati all’aristocrazia presentavano una copertina monocroma, con una targhetta bianca che riportava il titolo ed erano alti circa una ventina di centimetri; quelli destinati alla fascia media presentavano invece delle copertine più sgargianti ed avevano un formato che era approssimativamente la metà di quelli sopracitati; quelli di manualistica erano ancora più piccoli ed erano scritti con un linguaggio tecnico. Oltre a queste tre tipologie, ci hanno mostrato anche una raccolta di trattati. Questa era composta da più volumi conservati in un cofanetto rigido rivestito di stoffa, aperto ai lati, con chiusure decorate da ossa.

Ho trovato tutto davvero molto interessante e mi incuriosisce sempre molto sapere come venivano realizzati ed utilizzati gli oggetti nell’antichità.

In ogni caso, la professoressa si è soffermata principalmente sul Kanadehon Choshingura  (仮名手本忠臣蔵), meglio conosciuto in occidente come 47 Ronin, forse l’opera teatrale giapponese più conosciuta di tutti i tempi. Del Choshingura ci sono state mostrate diverse edizioni e traduzioni, come quella di Mitford (Tales of Japan), quella di Saito e Greey (The loyal Ronins), quella di Takeda Izumo e, infine, quella di Bartolomeno Baldi (I racconti del vecchio Giappone).

È stato davvero interessante, e spero di essere riuscita a riportare correttamente quei pochi appunti che sono riuscita a prendere. Mi piacerebbe davvero molto approfondire di più sulla cultura giapponese e scriverne qui sul blog, però non sono sicura di riuscire ad organizzarmi a dovere e di riuscire a conciliare tuto con le varie cose che sto facendo adesso. Inoltre credo che una cosa di questo tipo debba essere fatta bene, altrimenti non varrebbe la pena e risulterebbe unicamente una perdita di tempo.

Spero di riuscire a creare nuove rubriche e di poterle portare avanti con qualità e costanza.

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